Maschera Carnevale Arlecchino, la storia

Arlecchino

Il personaggio di Arlecchino, una delle più famose maschere della Commedia dell’Arte, ha una storia molto antica. Nella ritualità agricola è un demone sotterraneo che ritroviamo nella tradizione popolare italiana ma anche in quella francese e in quella tedesca.

E’ il diavolo burlone delle favole medievali: nelle scene delle sacre rappresentazioni vengono spesso raffigurati demoni in veste comica, probabilmente per esorcizzare le paure per i demoni pagani – diffuse soprattutto negli ambienti rurali – che il cristianesimo ancora non era riuscito a sradicare.

Nel ‘500 questa maschera è già ben definita: nativa di Bergamo bassa parla il dialetto di quel luogo – che più tardi muterà in veneto, più delicato rispetto al bergamasco. Il vestito di Arlecchino in un primo momento è tutto bianco e largo come quello di Pulcinella, poi diventa attillato, come quello dei giocolieri di strada, e pieno di “rattoppi” colorati, che diventano la caratteristica del costume. Arlecchino ne combina di tutti i colori – da qui la tipica espressione- non ha assolutamente voglia di lavorare: si prende gioco, con scherzi e imbrogli vari, dei suoi avidi padroni, e finisce sempre col trovarsi in qualche guaio.

Quando la lingua non gli basta più per trarsi d’impiccio si esibisce in corse, capriole e piroette.  Molti sono stati gli attori che hanno interpretato nel corso dei secoli la figura di Arlecchino. I  primi furono i fratelli Tristano e Drusiano Martinelli, che si esibirono in Italia,  Spagna e Francia: qui Tristano ebbe un grande successo recitando alle nozze di Enrico IV con Maria de’ Medici.

L’ultimo grande Arlecchino della Commedia dell’Arte è stato Antonio Sacco. Ancora oggi Arlecchino e le altre maschere divertono e incantano adulti e bambini.